Massimo Spattini


ALIMENTAZIONE


 

Prevenzione che diventa punizione

 

Sei obeso, e per questo verrai punito! Sembra proprio questo, alla fine, il messaggio che si evince da un articolo di Lawrence O. Gostin, dell'O'Neill Institute for National and Global Health. Ma non tutta la comunità scientifica è d'accordo.

 

Gostin nel suo primo pezzo sembrava riflettere con sapienza sui possibili interventi dello stato nella programmazione ben articolata della prevenzione dell'obesità. Una patologia cronica che ha assunto l'aspetto di una pandemia per tutto il mondo occidentale e di un flagello per l'America, che colpisce bambini e adulti, uomini e donne senza pietà. Il tutto con grave deterioramento della qualità della vita quotidiana delle persone obese e con ingente spesa sanitaria pubblica per chi deve sostenerne (i colpiti, i familiari, i servizi sanitari) le terapie, spesso fallimentari e le complicanze, spesso mortali.
Secondo Gostin le istituzioni potrebbero agire, "a suon di legge", procedendo su almeno sette fronti: pretendere che ogni cibo in vendita sia corredato di tabelle nutrizionali; punire la responsabilità civile delle aziende che producono cibi in modo non conforme alla legge; controllare e monitorare la popolazione regolarmente; controllare in maniera pressante la produzione e la vendita di cibi ai più giovani; aumentare il prezzo dei prodotti con alto contenuto di grassi o in generale poco sani; imporre regimi alimentari controllati da nutrizionisti nelle scuole; limitare in uno stesso quartiere il numero di licenze per locali fast food; proibire l'uso di alcuni composti notoriamente nocivi per la salute. A questi principi fondamentali, che suonano come i "sette comandamenti", si sono con tenacia contrapposte alcune reazioni della classe medica americana, sollevando il dibattito sulle implicazioni etiche, sociali e pratiche di questo tipo di interventi. Quello che si può e si deve ricordare è che ciò che può funzionare per il tabagismo non è detto che funzioni per l'obesità, anche perché se fumare costituisce un vizio e una libera scelta, non è lo stesso per l'aumento di peso. Di fatto, per un buon 25% di persone obese, si trovano come fattori determinanti e non correggibili: la genetica, la predisposizione familiare, le implicazioni psicosociali e l'ambiente inducente coi suoi modelli di magrezza e perfezione. Non ultime la scarsa educazione nutrizionale e la disinformazione. Su JAMA, comunque, il dibattito è vivace e resta aperto dal primo articolo comparso in gennaio fino al numero corrente.
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Gostin LO. JAMA 2007;297:87-90
Letters. JAMA 2007;297:1981-3
 

 


 

 

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