Massimo Spattini


ALIMENTAZIONE


 

L'orologio del cibo

E' stata da più lavori suggerita l'ipotesi che il network che regola l'assunzione quotidiana del cibo sia regolato da numerosissimi segnali molecolari, sia centrali che periferici. I meccanismi regolatori sottesi ricalcano quelli del funzionamento di un orologio biologico.

Nell'uomo, così come in tutti i mammiferi, il ritmo giornaliero alla base del comportamento alimentare e della fisiologia della nutrizione è regolato, in modo gerarchico, dal nucleo suprachiasmatico (SCN) dell'ipotalamo e da "bilanceri" periferici, molecole sensibili e presenti nella maggior parte delle cellule. Il SCN è principalmente condizionato dal ciclo circadiano luce - buio. Al contrario, la distribuzione giornaliera dei pasti ha solo un modesto effetto sulla fase di regolazione centrale del SCN, mentre alcune molecole presenti nelle cellule periferiche possono esserne fortemente condizionate. Tuttavia, quando un soggetto viene sottoposto a dieta restrittiva, il suo ritmo circadiano di tipo comportamentale e fisiologico, come l'espressione genica del SCN,  vengono coinvolti sino a condizionare la ripartizione dei pasti nella giornata. Inoltre, il valore premiante e motivazionale del cibo può risultare un potente sincronizzatore del SCN. Queste osservazioni suggeriscono che il metabolismo energetico e la proprietà motivazionale del cibo possono condizionare "l'orologio" del SCN.  La percezione del cibo, o meglio la relazione tra emozioni e cibo, ha quindi un effetto diretto sul SCN, o può essere mediata indirettamente da altri segnali neurali e periferici. I cicli del digiuno e dell'alimentazione sono conseguenza di questi complessi meccanismi neuro-biologici, che potrebbero comportare anche l'anticipazione del pasto, o la difficoltà di osservare un fisiologico intervallo tra un pasto e l'altro.
Al di là delle ipotesi, sorgono comunque spontanee alcune riflessioni sui numerosi modelli fortemente ipocalorici e così penalizzanti proposti dalla diet industry. Forse non è errato supporre che il loro successo sia sostenuto unicamente dal valore motivazionale e premiante assegnato: il significato magico che spesso rivestono certe diete, non è solo un'azione di marketing ma potrebbe anche essere il fattore discriminante per la maggiore adesione da parte dei pazienti trattati.
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Mendoza J, J Neuroendocrinol. 2007;19(2):127-37

 


 

 

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